Le opere in mostra, la prima retrospettiva organizzata dopo la scomparsa dell'artista, ripercorrono le tappe principali del suo itinerario. Dagli esperimenti di nudo in interni dal sapore classico, ai primi collage con sabbie e materie spesse, che risentono della lezione di Burri, il percorso espositivo si snoda poi attraverso le plastiche degli anni Sessanta e composizioni vivacemente colorate e narrative, che indagano la posizione dell'uomo attuale e del suo rapporto-conflitto con una natura pervasiva e onnipresente, vittima degli esperimenti nucleari di Bikini ma anche carnefice implacabile di ogni vita terrestre.
Il racconto della natura, del suo ciclo inestinguibile e della sua energia irrefrenabile, si impone sulle tele sotto l'apparente infantilismo di animaletti che l'artista definiva affabilmente "muschin", corpuscoli dipinti o a collage decorativi e polimaterici che propongono un'originale messinscena dell'animazione molecolare e/o atomica e dell'entropia; in altre parole, della natura stessa delle cose.
La mostra continua con un'installazione delle sculture, realizzate negli anni Ottanta assemblando materiali diversi e disomogenei in combinazioni a stelo o modelli complessi, che ricordano cittą e macchinari fantastici e si conclude con i lavori degli ultimi anni, eccessivi ed ironici. Gli estremi sono caratterizzati da una figura a cuore: proprio l'organo in cui si aprirą la ferita che nel 2005 interrompe precocemente questa effervescente parabola creativa e umana.
Da sinistra
Fantasma aquilone; Circolazione caotica; Ombra; Passanti; Isola di Bikini