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Mario Piacenza (1884-1957). Un' avventura tra mito e scienza

Mario Piacenza

Mario Piacenza nacque a Pollone il 21 aprile del 1884 da Felice e da Silvia Bozzalla Pret. Dapprima crebbe insieme ai fratelli, poi all'età di otto anni venne mandato dai Padri Rosminiani di Domodossola a completare gli studi fino al suo diciottesimo anno. Dal 1902 al 1904 frequentò le scuole tecniche di Aachen, di Roubaix e di Lille, il più importante centro tessile d'Europa, e, come si legge dalle sue carte, visitò gli stabilimenti più all'avanguardia apparendo molto interessato ai macchinari tessili e alle problematiche della tintura. Tornato a Torino e laureatosi in legge nel 1908, entrò nell'azienda paterna di Pollone. Dotato di curiosità e di intraprendenza insieme al fratello Guido compì nel 1909 la trasvolata delle Alpi in pallone aerostatico e fu coinvolto nel progetto della traversata sempre in pallone del Karakorum che non si concretizzò per difficoltà burocratiche del governo indiano. Sempre in quegli anni , e precisamente nel 1907, iniziò la sua attività alpinistica che fu sempre "...di grande respiro, sempre tesa ai massimi problemi del momento e talvolta in anticipo sui tempi.." (G. Garimoldi); infatti a guidarlo ci furono non solo interessi sportivi, ma soprattutto scientifici e culturali. Il compagno e amico Rey lo descriveva come un instancabile camminatore e come una delle figure più resistenti alle fatiche e ai disagi che avesse mai conosciuto. Dopo aver compiuto numerose ascese sulle Alpi, alcune delle quali in invernale, documentate da immagini fotografiche e da film, conquistando in prima ascensione il Cervino per la cresta Furggen, spostò i suoi interessi sui grandi gruppi extraeuropei; nel 1910 organizzò e diresse la prima spedizione in Caucaso, dove conquistò il Dich Tau per una nuova via. Nello stesso viaggio salì il monte Ararat in Armenia, il monte Demavand in Persia e nel Turkestan Cinese il Kindshakai Kok. Nel 1913 diresse un'altra spedizione nel Kashmir, in Ladakh scalando le vette del Kun e del Picco Z3 e, abbandonati i compagni di spedizione, proseguì con quaranta guide e dieci muli fino al Sikkim per una ricognizione nel Kangchenjunga, che non portò a termine per le condizioni atmosferiche, ma egualmente soddisfatto. Tornato a Pollone diresse l'azienda di famiglia fino al 1919, quando sposò Maria Capriolo, da cui ebbe tre figli, Elena, Felice e Franco, e si trasferì a Torino, dove le sue imprese erano ormai largamente conosciute, tanto che fu invitato a tenere parecchie conferenze in Italia come in Europa, celebri quelle di Londra e Nizza, dove dinnanzi a un migliaio di persone proiettò le sue diapositive e i film, importanti documenti degli inizi della cinematografia. Nella sua casa e nella sua ricca biblioteca s'incontravano fotografi e alpinisti, dei quali, come ricorda la figlia, era stimolante e affascinante ascoltarne i racconti. Scrisse articoli per la rivista del Cai e nel 1930 a Milano venne pubblicato il libro " L'Himalaya cashmiriano- Spedizione Piacenza. Relazione del dott. Calciati. Illustrazioni di Mario Piacenza". Un grande dolore, quale la perdita del figlio, spensero il suo entusiasmo, ma non l'interesse, in virtù del quale e della sua esperienza divenne Direttore del Museo della Montagna di Torino, incarico che ricoprì fino alla morte che avvenne a Biella il 16 aprile 1957.

 
 
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