Se nella sezione precedente si espongono le immagine più attente a documentare la realtà di quelle regioni sconosciute, in questa si potrebbero mostrare le fotografie maggiormente permeate da uno sguardo letterario e pittoricistico, sospese tra una terra immaginata attraverso la lettura dei libri d'avventura pubblicati proprio in quegli anni, come Kipling o Salgari, e la cultura pittorica che stava dando i primi segnali di grande attenzione verso il mondo esotico e le culture cosiddette "primitive". Lo stesso Mario nel libro edito nel 1930, con il resoconto di questa straordinaria spedizione, utilizza espressioni più consone alla letteratura d'avventura che a testi scientifici: "Era finalmente l'India agognata, l'India misteriosa e crudele! ..L'India è senza fallo il paese più interessante del mondo; tutto ciò che le fantasie più stravaganti hanno potuto raccontare di terribile e curioso, là trovarono e trovano tuttora, il loro corrispondente reale". In questo caso si potrebbero integrare le immagini con alcuni oggetti artigianali e artistici del Ladakh riportati da Mario Piacenza in Italia e successivamente donati al Museo della Montagna di Torino.
Nel processo di identificazione con le fonti letterarie si può utilizzare anche il suo autoritratto in costume caucasico realizzato all'interno dello Studio Rossetti di Biella una volta rientrato in Italia. Si tratta di quel processo di fine Ottocento e di primo Novecento che puntava all'unione della cultura positivistica con le prime suggegistioni interiori legate all'inconscio, o meglio alla stratificazione delle influenze culturali subite nel corso della propria formazione culturale, insomma dell'unione tra esotismo vissuto con spirito scientifico e egotismo, quale proiezione del proprio sé su culture, paesi e popolazioni allogene.
Da sinistra: Mario Piacenza su di un elefante a Calcutta, Possenti radici in una città indiana, Campo sul Kun a 6.350 m