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Pippo Pozzi. Itinerari della memoria

La vita

 Note Biografiche
a cura di Bruno Pozzato
 
1910 Pippo Pozzi Dell'Angela nasce il 19 marzo a Pavone, comune di Pietra Marazzi, in provincia di Alessandria: uno dei luoghi in cui l'antica provincia piemontese ostenta un paesaggio straordinario, «il paesaggio più dolce che io conosca», dirà Pippo. Basta una nuvola perché diventi aggressivo, minaccioso; ma, via la nuvola, tutto ridiventa come prima». Il Monferrato e le Langhe sono, infatti, la patria di poeti e scrittori piemontesi importanti: da Sibilla Aleramo a Giuseppe Cesare Abba, da Cesare Pavese, Davide Lajolo e Beppe Fenoglio. Una terra ricca di risorse culturali e umane. Terzogenito dei quattro figli del capomastro Luigi Pozzi e di Angela Pero, casalinga, Pippo Pozzi era affezionato ai fratelli: Giuseppe, il maggiore da cui lo separavano 22 anni, e Clotilde, che lo precedeva di un decennio e che fu per lui una seconda madre. Oreste, il più piccolo, nacque due anni dopo, nel 1912.
1915 A cinque anni e otto mesi i primi drammi familiari: in pochi giorni perde il padre, che muore a 49 anni in seguito a un infortunio sul lavoro, e il fratello Giuseppe, caduto in combattimento durante la prima guerra mondiale. Nella famiglia così dolorosamente colpita, Pippo cresce maturando quel temperamento che avrebbe rivelato in lui l'animo più sensibile, l'inclinazione all'altruismo e alle amicizie, il sognatore romantico dall'intelligenza viva e intuitiva.
1924 Dopo le elementari frequenta con assiduità, ad Alessandria, la scuola serale e domenicale di Arte Applicata, diretta dal prof. Paolo De Amicis. Il destino del ragazzo di Pavone appare segnato. Nascono le sue curiosità, la voglia di capire e di emergere. L'influsso dei grandi maestri del passato che ebbero i natali "da queste parti" dell'antica provincia alessandrina, non tarda a farsi sentire. Giovanni Migliara, Angelo Morbelli e soprattutto Pellizza Da Volpedo impregnano la cultura del Piemonte occidentale dei loro umori. «Siamo stati un po' tutti figli di Pellizza», ricorderà ancora Pozzi. «Ribelli e anarcoidi come lui e pieni di speranze come lui». Il che spiega la presenza feconda, in questo "lembo di terra staccatosi dalla luna", di talenti come Leonardo Bistolfi, Carlo Carrà, Luigi Onetti, Pietro Morando ("il vero alessandrino") ma anche di artisti pieni di talento come Cino Bozzetti, Camillo Rho, Giuseppe Manzone, Angelo Pistarino, Carlo Terzolo, Mino Rosso, Eso Peluzzi, Beppe Levrero, Massimo Quaglino, Ugo Martinotti, Angelo Barabino, Alberto Caffassi.
1925 A quindici anni esegue uno dei primi lavori di pittura realizzando un'insegna per un negozio di Alessandria, che gli consente di farsi conoscere come estroso decoratore. Già in precedenza, tuttavia, dipingendo a bottega angeli e altre figure simboliche, aveva potuto mettere in evidenza una delle qualità che non lo abbandoneranno mai: il mestiere, fatto di ricerca e di creatività.
1927 La prima volta che viene a Biella per salire al Santuario d'Oropa, prende contatto con quel paesaggio che gli ricorderà Lorenzo Delleani e i suoi caldi verdi. Pur apprezzando il pittore pollonese, ne rimarrà sempre lontano, prediligendo i paesaggi interiori, i paesaggi dell'anima.
1933 Autorizzato dagli insegnanti della scuola serale, costruisce e dipinge La capanna di Betlemme, un sacro allestimento natalizio che suscita interesse e persino l'attenzione della stampa locale. Anche in questi soggetti, che richiedono rispetto per la tradizione e la ritualità cristiana, il giovane Pozzi trova modo di personalizzare conferendole qualcosa che va già oltre il mero impegno artigianale.
1934 Nella sede delle "Giovani Operaie", ad Alessandria, si inaugura, in novembre, la sua prima mostra personale. Ha 24 anni. La mostra è interamente dedicata al paesaggio: "Lungo il Tanaro nel periodo invernale", con cui dà testimonianza del suo amore per la propria terra e scopre quello che egli stesso definirà "il mistero del paesaggio monferrino".
1935 Il regime fascista è impegnato in uno sforzo immane per allargare il consenso alle proprie idee e ai propri programmi. Particolarmente attivo verso i giovani, promuove iniziative sistematiche di educazione "mistica" e culturale. Pozzi partecipa ai Littoriali della Cultura e dell'Arte della propria provincia, qualificandosi per la mostra nazionale di Roma dove avrà il suo primo successo con "Mamma non piangere", un'opera che si rifà alla retorica del tempo, di ispirazione bellicista. Sta per iniziare l'avventura militare italiana in Etiopia.
1936 Inquadrato come "volontario" nella Divisione Camicie Nere "Tre gennaio", partecipa alla guerra in Africa Orientale per la conquista dell'Impero. Benché convinto della legittimità "civilizzatrice" della guerra d'Abissinia, Pozzi scopre tutto un mondo dalle immagini di vita primitiva, che il "pittore legionario" fissa su numerosi fogli di taccuino e pezzi di carta occasionali, servendosi anche del colore fornito dai fondi di caffé. Ma quello che via via gli si para davanti non è solo l'aspetto primitivo di quella terra, bensì le testimonianze della sua antica civiltà e religiosità.
1937 Trecento di quei disegni, schizzati talora con gesto veloce, altre volte più rifiniti, costituiscono il materiale espositivo di una nuova e più significativa mostra personale allestita a cura del Gruppo Universitario Fascista (GUF) di Alessandria. Sono immagini straordinarie, testimonianze del suo stupore, in primo luogo, ma anche del suo rispetto per un popolo a cui Pozzi guarda con curiosità e ammirazione, senza mai indulgere alla retorica razzista di "Faccetta nera". Una scelta di queste immagini verrà raccolta in un'apposita pubblicazione l'anno dopo.
1938 Con il sostegno delle autorità del tempo, sempre pronte a usare ogni iniziativa che serva alla causa del regime, pubblica "Impressioni d'Africa di un legionario", che è una raccolta dei disegni e degli schizzi realizzati in Abissinia: documenti non privi di delicatezza nella loro impronta sociale, accompagnati da scritti e commenti di Giuseppe Pedrazzini, Pietro Morando, Alessandro Sardi, Giuseppe Biasi, che mostrano di apprezzare anche sul piano artistico. Questo è anche l'anno del definitivo trasferimento di Pozzi a Biella, dove si legherà d'amicizia con Vittorio Sella, Rodolfo Debernardi, Giuseppe Biasi, Giuseppe Vernetti, Piero Bora (che di lì a qualche anno si troverà con lui sul fronte albanese, per incontrarvi la morte in battaglia) e, ancora, tra gli altri, Luigi Pralavorio, Fidia Savio, Ettore Pistono, Germano Caselli, Carlo Torrione. Il 26 settembre invia al Sella una lettera in cui, tra l'altro, scrive: «Voi Signor non amate troppo l'arte di Modigliani, ma nonostante la vostra opinione, del resto onesta e coerentissima, avete letto con molto interesse, come dite, il libro di Bartolini sul vecchio Modì. Voi citate, con benevola comprensione, le infiammate espressioni del Bartolini che vede Modigliani come un grande lirico della bontà e del dolore, dipingente in estasi, in uno stato di grazia. Questa interpretazione un tantino iperbolica mi sembra però assai acuta e vera. lo, che sin dai primi passi sulla via dell'arte ho amato appassionatamente Modì, pittore delicato e aristocratico... sono molto lieto del Vostro benevolo e intelligente rilievo sulla glorificazione dell'immortale Modì».
1939 Partecipa, in maggio, alla Sindacale d'Arte di Vercelli (altra istituzione di regime per l'educazione" della gioventù e degli artisti) visitata da Benito Mussolini. Gli viene concessa "una bella paretina di disegni del salone", scrive l'amico e collega Mario Carletti su "II Popolo Biellese", ricordando che si tratta di quelli da poco pubblicati in "Impressioni d'Africa di un legionario". A sua volta Vittorio Sella commenta: «... solamente l'artista combattente assurge a valore pieno e completo in un'epoca rivoluzionaria ed imperiale come la nostra». Nel novembre di questo stesso anno l'Istituto di Cultura Fascista di Biella gli organizza una esposizione personale nei locali del Gruppo Rionale "Mario Gioda" che suscita vivaci polemiche riprese dalla stampa locale e che vede Pippo Pozzi opposto a un gruppo di studenti liceali sul ruolo dell'arte "nel tempo di Mussolini". L'artista è difeso dai critici Vernetti e Caselli. Per troncare ogni polemica la mostra verrà visitata dal segretario del Fascio di Biella dott. Lino Bubani e dai suoi collaboratori più stretti: Ettore Pistono e Cesare Lavioso. All'artista viene conferito un lusinghiero riconoscimento per la sua partecipazione alla rassegna dell'Artigianato di Firenze, dove le sue ceramiche sono messe in bella evidenza, non lontane dai ferri battuti di Gattoni. In dicembre illustra un testo di Guido Strumia, "Venti su un autocarro".
1940 La polemica sull'arte nel tempo di Mussolini, suscitata dalla mostra biellese si concluderà favorevolmente all'artista con un intervento del critico Emilio Zanzi, che riconoscerà in Pozzi «... una pittura senza effetti esteriori, ma bella di materia pittorica e ricca di un alto contenuto spirituale». In agosto parteciperà a una collettiva alla Galleria Garlanda di Biella e in novembre inaugurerà una mostra personale a Milano presso la Galleria Grande.
1941 AI suo rientro in Italia dal fronte greco-albanese, in febbraio, tiene una "personale" alla Galleria Il Milione di Milano. In dicembre, quei "disegni di guerra" vengono esposti a Biella (alla Galleria Garlanda), insieme ad alcune sculture di Carmelo Cappello, chiamato a Biella proprio da Pozzi. Gli uni vi vedono un'immagine valida per combattere il disfattismo. Altri la testimonianza spietata della crudele inutilità della guerra. Carlo Carrà, l'altro autorevole alessandrino, invia al "soldato Pippo Pozzi" (53°Reggimento Fanteria) una cartolina da Milano con due suoi disegni di figure africane, e gli auguri per il nuovo anno.
1942 Partecipa a Roma alla "Mostra degli artisti in armi" destinata anche a un itinerario attraverso le capitali dei paesi alleati. Manda sue opere sotto giuria e sono accettate in vista della XXIII Biennale d'Arte di Venezia. Un mese dopo, due opere esposte alla Sindacale provinciale d'arte di Torino (XIV del Sindacato) vengono acquistate dal Re. Lusinghieri i giudizi critici di Emilio Zanzi e di Antonio Maraini, in occasione della mostra milanese alla Galleria Grande.
1943 Mentre la mostra itinerante degli "Artisti italiani in armi" tocca Berlino, Budapest e Bucarest, in giugno espone con Rognoni, Cappello e Arcuri alla Galleria Garlanda di Biella. In luglio è in corso la sua personale alla Galleria Cairola di Milano, quando vi è la caduta del fascismo. «La guerra», scriverà Gigi Pralavorio a liberazione avvenuta, «ha lasciato un segno in lui che rivela le ingiustizie "dell'organizzata" società. Ed ecco la denuncia, la protesta: gli spaventapasseri. Arguzia, grottesco, satira».
1945 Con la fine della guerra, si ha una lenta ripresa dell'attività espositiva e l'adesione al Partito Comunista. Notevole sarà l'impegno culturale, politico e artistico di Pozzi a sostegno delle lotte popolari per la ricostruzione, la democrazia e la libertà. Una "personale" alla Galleria Garlanda di Biella e il ritorno a Vercelli con la collettiva degli artisti biellesi e vercellesi a Palazzo Centori.
1946 Importante "personale" alla "Santa Radegonda" di Milano e, sul finire dell'anno, alla Galleria La Bussola di Torino dove partecipa anche alla vecchia Promotrice ospitata dall'Accademia Albertina. Seguono altre due collettive: la mostra bergamasca dedicata al Ritratto e una nuova rassegna pittorica a Bellagio.
1947 Inizia ad allestire qualche mostra nel proprio studio di via Italia all'insegna della "Saletta dell'Orso". Aderisce, in qualità di collaboratore, alla rivista nazionale "Realismo".
1948 Pubblica una cartella "Gli orrori della guerra" con la suite di sei incisioni. Si presenta nuovamente alla "Saletta dell'Orso" con una serie di ceramiche, ospitando anche l'amico Mario Taragni (detto Barba) che espone dei ferri battuti.
1949 Più intenso e qualificato appare l'impegno espositivo, in quella specie di ricorrente triangolo che lo porta a far capo, oltre che a Biella, ad Alessandria e a Casale Monferrato. A Torino è accolto alla Galleria più importante, La Bussola; è assiduo delle Promotrici ma non manca d'esser presente anche a una rassegna di carattere internazionale qual è stata la Mostra dell'Art Club, aperta alle più innovate esperienze figurative ed esponendo, a seconda delle circostanze, disegni, dipinti e ceramiche.
1950 Anche nel campo dell'insegnamento il suo impegno non è minore. Per alcuni anni, insieme ad altri colleghi, insegnerà presso la Scuola Artigianato Artistico, istituita a Biella dall'Associazione Biellese degli Artigiani presso le scuole medie professionali di piazza Martiri della Libertà.
1951 Partecipa a un incontro d'arte promosso dall'EPT Provinciale di Mera (Alta Valsesia) con gli artisti torinesi Menzio, Paulucci, Daphne Maugham, Becchis, Campagnoli, Cremona e Davico, i milanesi Cantatore, Tomea, Brindisi, Consadori, Lanaro, Migneco e Ponti, il genovese Fieschi e il vercellese Gazzone. Nel giugno, un Commissario di Pubblica Sicurezza minaccia di vietare l'esposizione del Premio Primo Maggio se non vengono ritirati due quadri: "La malapianta" di Pozzi e "Serrata" di Sergio Negri, perché "sconvenienti" e "atti a turbare l'ordine pubblico". Pubblica "I contadini delle Valli Biellesi", dodici incisioni presentate da Luciano Pistoi. Le incisioni, che avrebbero dovuto essere esposte negli antichi saloni del Municipio di Masserano, danno scandalo e suscitano polemiche. Interverranno anche il maresciallo dei carabinieri il quale, in forza di una circolare prefettizia (che vieta l'uso di locali pubblici per "manifestazioni politiche") impedirà l'esposizione.    Attivisti del PCI le faranno vedere al pubblico masseranese trasportandole fuori dal luogo dell'esposizione.
1952 In un articolo di Luciano Pistoi su l'Unità (Ed. piemontese 16 febbraio) il pittore propone, a un dibattito sulla Biennale di Venezia, un congresso nazionale degli artisti.
1955 Nel decennale della Resistenza prende parte alle rassegne che da Biella (sede del Fronte della Gioventù) a Torino (Palazzo Madama) come a Genazzano (dove in settembre sono esposte opere di grafica) vogliono sottolineare l'impegno civile che è valso a riscattare la nazione dalla dittatura con l'auspicio di un futuro migliore.
1956 Il 7 ottobre nasce a Biella il Circolo degli Artisti. Tra i fondatori, accanto a Pippo Pozzi e quali membri del Comitato, figurano: Federico Rieder (presidente), Alfredo Amellone, Germano Caselli, Sergio Colongo, Giacobbe Hary, Giovanni Manno, Maria Maroino, Francesco Monzeglio, Enrico Natale, Luciano Ramasco, Adriana Renier, Giordano Rossi, Armando Santi, Celso Tempia e Mario Vineis. Il sodalizio artistico rimarrà in piedi per un decennio e troverà in Pozzi un instancabile animatore. Pittori e scultori importanti verranno fatti conoscere ai biellesi. Nello stesso anno verrà eletto consigliere comunale a Biella, nelle liste del PCI.
1960 Partecipa al 1° Premio Nazionale di Pittura "II fiore della montagna" promosso dalla VII Estate Valsesiana, insieme a una ventina di colleghi (tra i quali sono da ricordare Franco Costa, Attilio Bozino, Enrico Villani, Lino Tosi, Italo Mus), e conquista il terzo premio in palio, con il dipinto "Tappeto di genzianelle", un'opera davvero coraggiosa e molto prossima all'espressività informale.
1961 In questo spirito la cultura artistica italiana celebra il centenario dell'Unità nazionale; a Torino (dove espone anche Pozzi), si vorrà interpretare la Resistenza antifascista come un "Secondo Risorgimento"
1963 È tra i fondatori del Premio Biella per l'Incisione, promosso dall'Unione Industriale Biellese e dalla Cassa di Risparmio di Biella, con il patrocinio della Città di Biella.
1964 Ancora una volta sono gli artisti a dare tempestiva, cosciente testimonianza del loro tempo, ed è significativo che Pozzi sia stato nel gruppo di quelli che a Palermo - dove si sarebbero preparati anni di piombo - come nel '67 a Sciacca, si sono, con coraggio, chiaramente schierati a fianco del popolo siciliano nella mostra "Arte contro la Mafia"
1965 Il ventennale della Liberazione è stato l'occasione per ripensare l'intera vicenda in una più vasta prospettiva storica, proponendo, prima a Torino, poi a Bologna, la mostra "Arte e Resistenza in Europa" (cui Pozzi stesso ha partecipato).
1972 Rispetto ai decenni precedenti, negli anni '70 l'attività dell'Artista biellese è più fitta. Ed è nel rievocare un passato mai dimenticato che nasce la cartella "Albania 1941" (con prefazione di Gianni Oberto, introduzione di Mario Avati, e interventi di Renzo Biasion, Angelo Dragone, Paride Chiapatti), che in otto incisioni ripete come dal vivo la sua testimonianza per assumere il valore di un drammatico Memento. Cosa che lo stesso Museo Nazionale di Torino ha voluto fare ancora attraverso l'opera di Pippo Pozzi, esponendo nella Galleria del Parlamento di Palazzo Carignano, "Sui monti della Grecia: cento disegni inediti di guerra". Sono immagini emblematiche, cui Pozzi si sente profondamente legato. E ha voluto averle vicine anche in occasione dell'apertura della nuova "Saletta dell'Orso", trasferita in settembre al Ricetto di Candelo, che diventerà un centro di cultura.
1973 Gli viene conferita una medaglia d'oro in occasione del Millennio del Comune di Bioglio (Biellese) per i suoi meriti nel campo dell'arte e della cultura.
1977 Una prima, piccola summa dedicata a Pippo Pozzi, "Un honnete homme du XXème Siècle" di Roger Passeron (Sandro Maria Rosso Editore e Stampatore in Biella) con poche immagini che ritraggono l'artista con Rufino Tamaio a Venezia, con Raphael Alberti, con Casorati e De Grada, ne racconta nei termini più garbati l'esemplare vicenda, all'insegna di una sirenetta incisa dall'amico Mario Avati tra uccelli e pesci (e questi quasi ricordando il suo segno astrologico). È tra i fondatori del Premio Biella Poesia, emanazione dell'Accademia omonima.
1980 Con i testi di Luigi Pralavorio e Mario De Micheli, pubblica la cartella "II clown innamorato", con otto incisioni originali. «Il clown quale metafora», osserva De Micheli, «si rivela dunque come un messaggio umanissimo rivolto alla nostra sorte terrestre». Il motivo ritornerà nel 1982 in una nuova serie di incisioni presentate ancora da Mario De Micheli.
1981 Conia medaglie e medaglioni per conto della Città di Biella e della Cassa di Risparmio di Biella in occasione della venuta del Presidente della Repubblica Sandro Pertini per la consegna della Medaglia d'Oro della Resistenza alla Città di Biella.
1985 Una mostra (alla Galleria Mercurio di Biella) e un libro-catalogo patrocinati dalla Regione Piemonte, dalla Provincia di Vercelli e dalla Città di Biella, rendono "Omaggio a Pippo Pozzi" per il sessantennio di attività artistica. L'introduzione reca firme del Sindaco di Biella Luigi Squillario e dell'Assessore alla Cultura Gianluca Susta, e di Ezio Accotto per la Regione. Partecipano in vario modo alle celebrazioni l'Accademia Biella Cultura, il Circolo Culturale "L'Uomo e l'arte" e il Club dell'Orso.
1987 Il Comune di Candelo gli conferisce la cittadinanza onoraria. Pozzi risponde con una mostra particolarmente toccante: "II volto di Maria. Omaggio a Jean-Paul Sartre". Per l'occasione un volumetto "Pippo Pozzi e il Ricetto di Candelo" (Comune di Candelo, 1987) ricorda non soltanto la vicenda che ha spinto Pippo Pozzi a realizzare la suite di queste sue Madonne, ma rivela una sua laica religiosità (Dragone). In campo liturgico gli si devono, peraltro, una "Sant'Anna" (ceramica) nella Chiesetta di Pavone (Alessandria), le quattordici formelle di una "Via Crucis" nella Chiesa dell'Ospedale di Biella, una ceramica nel Battistero della Chiesa di Castagnea, gli "Angeli" d'una cappella funeraria a Oropa.
1990 L'Accademia Biella Cultura festeggia gli ottant'anni dell'artista con una serata conviviale al Circolo Sociale di Biella e una prolusione del critico biellese Bruno Pozzato.      La Città di Biella, per mano del Sindaco Luigi Petrini, gli consegna un rilievo in bronzo raffigurante l'orso sotto un albero, simbolo della città.
1991 Ad Alessandria, nella Sala Comunale d'Arte Contemporanea, l'Assessorato alla Cultura gli allestisce una mostra personale presentata da Dragone per onorare il suo ottantesimo anno di vita: "La donna e i luoghi".
1992-1999 Dopo la mostra alessandrina e sino all'anno della sua scomparsa, avvenuta nel maggio del 1999, Pippo Pozzi ha sempre continuato a lavorare e ad allestire mostre, soprattutto sue personali e quasi con cadenza annuale, nella amata "Saletta dell'Orso" al Ricetto di Candelo. Da ricordare, poche settimane prima della sua morte, la presentazione del libro "Soldati", presso il Salone delle Conferenze di Città Studi a Biella, con interventi critici di Luciano Vernetti e Maria Luisa Tenaglia.

 
 
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