Sezione Egizia:

Descrizione:

Situata alla fine del percorso archeologico la saletta egizia approfondisce il tema del collezionismo privato della seconda metà dell’Ottocento, periodo testimone di una vera e propria “egittomania” e autore di quella  la spinta propulsore che portò alla formazione dei molti musei civici piemontesi.

E’  esposta la collezione creata dall’orientalista Rodolfo Vittorio Lanzone che fu acquistata dalla famiglia Sella e donata  nel 1908 alla Biblioteca civica da Corradino Sella (Torino 1860-Biella 1933) figlio di Quintino, deputato del Regno d’Italia e sindaco della città di Biella. Appassionato studioso e cultore della civiltà egizia, Corradino ereditò questa passione dall’amico Ernesto Schiaparelli (Occhieppo Inferiore 1856 -Torino 1928), illustre egittologo a cui è dedicata la saletta, già direttore del Museo Egizio di Torino e direttore di numerosi scavi in Egitto condotti con metodologie all’avanguardia per l’epoca.

Nella collezione Sella si possono ammirare statuette e amuleti in pietra, fayence e bronzo raffiguranti le divinità del pantheon egizio (il dio Osiride, la dea gatta-Bastet, la dea leonessa-Sekhmet, il torello Apis, il dio Bes) e alcuni tra i simboli più significativi della religione, quali il pilastro djed collegato ad Osiride, l’udjat-l’occhio di Horoil keper-lo scarabeo fondamentale per la rinascita; ben rappresentati gli ushabty, statuine mummiformi necessarie, secondo il credo ultraterreno degli Egizi, per adempiere ai lavori agricoli nell’Aldilà al posto del defunto.

La raccolta venne ampliata grazie al deposito temporaneo di oltre trenta oggetti voluto dalla Soprintendenza alle Antichità egizie, tra i quali spicca, in una teca molto suggestiva al centro della sala, il sarcofago antropoide in legno finemente decorato con mummia appartenente ad una donna, Shepsettaaset, probabilmente una sacerdotessa e della quale è possibile visionare anche la radiografia.

I restanti reperti risalgono all’epoca tolemaico-romana (III secolo – II secolo d.C.) e sono esemplificativi di ciò che componeva il corredo funebre del periodo: elementi dell’abbigliamento come i sandali e i rotoli di stoffa e oggetti da toeletta come lo specchio in bronzo, il pettine in legno e la tavolozza da belletto in ardesia, oltre ad oggetti relativi alla mensa.

Una pregevole cassetta in legno dipinta  in rosso con motivo a reticolo di giunchi intrecciati su fondo bianco doveva contenere le viscere del defunto come testimonia ancora il superstite involto di lino.

La stele in calcare di Titeniset costituisce un importante esempio di documento funerario scritto, in cui il testo geroglifico, disposto in colonne e righe, viene esemplificato dalla raffigurazione incisa di offerte fatte alla divinità per l’aldilà.

La saletta Egizia, la prima ad essere allestita nel Chiostro di san Sebastiano è un piccolo gioiello da scoprire in cui il mondo egizio si apre al visitatore attraverso i molteplici aspetti della vita quotidiana e ultraterrena trasmettendo il fascino di questo popolo e  coinvolgendo un pubblico di ogni età.

Le tappe della Romanizzazione del territorio Biellese sono documentate dai reperti provenienti dal terrazzo della Bessa oggi “Riserva naturale speciale”. Questo peculiare comprensorio minerario antico era  secondo le fonti già sfruttato dai Salassi soppiantati, dalla metà del II secolo a.C.,  dai Romani che tramite pubblici appaltatori ricavavano l’oro, proveniente da giacimenti primari dei versanti valdostani del Monte Rosa e sfruttavano le popolazioni locali.

Supporti multimediali aiutano il visitatore a comprendere i contesti la formazione geologica e le tipologie abitative, mettendo in collegamento l’economia di sfruttamento aurifero con i materiali rinvenuti nei villaggi della miniera.

Tra i reperti spiccano oggetti di abbigliamento (fibule in ferro) e vasellame ceramico che tradiscono l’origine locale-celtica dei lavoranti, accanto a prodotti di chiara provenienza romana, soprattutto lucerne e anfore da olio e vino di produzione brindisina, sconosciute nel territorio prima dell’avvento romano.

Oggetti in ferro delle capanne (chiavi) e del lavoro nella miniera a cielo aperto (picconi) testimoniano l’attività metallurgica locale (incudini e masselli in piombo).

Particolare risalto è stato dato nel nuovo allestimento al ripostiglio di denari e vittoriati in argento per l’eccezionalità del rinvenimento nel contesto abitativo e produttivo.

I materiali esposti trovano continuità culturale con i reperti più antichi della necropoli di Cerrione, a dimostrazione dell’appartenenza allo stesso bacino culturale che un noto passo di Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) legava al medesimo comprensorio del villaggio di Victimulae, identificato nell’attuale centro di Salussola. Sono esposti i contesti tombali più antichi della necropoli di Cerrione (I secolo a.C.), coevi allo sfruttamento delle miniere; il quadro percepibile è quello di una popolazione locale, in progressiva integrazione con l’elemento romano, ma dotata di armi, costumi (vasi per il vino, a trottola) e lingua ancora di tradizione celtica, come ben attestano le imponenti lapidi in alfabeto leponzio.

Sala Egizia.
Veduta generale della saletta con la teca della mummia e lo splendido sarcofago.


 

Sezione Egizia.
Parte superiore del sarcofago antropide della mummia di una sacerdodessa vissuta nel III secolo d.C., Shepsettaaset, rinvenuta durante gli scavi effettuati da Schiaparelli ad Assiut.


 

Sala Egizia.
Amuleti della collezione donata da Corradino Sella.


 

Sala Egizia.
Ushabti della collezione donata da Corradino Sella.


 

Sala Egizia.
Cassetta per viscere in legno dipinto.


 

Sala Egizia.
Statuetta in legno dipinto di marinaio.