Collezione Guagno Poma:

Descrizione
Paesaggi e scene di genere accolgono il visitatore che entra nella sala in cui è esposta la Collezione Guagno Poma. Numerosi dipinti di Marco Calderini – pittore torinese che a lungo si dedicò alla pittura di paesaggio – dialogano con le opere dei macchiaioli toscani.

Le opere di Telemaco Signorini – Via tra gli ulivi, Mercato vecchio a Firenze o Pietramala del Mugello – e di Giovanni Fattori – Uliveta – divengono esemplari di quella pittura tipica “a macchia”, codificata a partire dalla metà dell’Ottocento in Toscana, e di cui proprio Fattori ne fu il caposcuola. Le tavolette di Antonio Fontanesi – Pianta fra rocce, Roccia ed alberi, Pianta – e i disegni – Alla fonte e Solitudine – mostrano quella particolare maestria fontanesiana a trattare la realtà con vivida immediatezza, che divenne essenza della sua modernità, che non da tutti fu nell’immediato compresa e ammirata. Si segnala ancora la bella opera di Giovanni Battista Quadrone dal titolo Primi dolori in cui l’artista inserisce come modelle, in un contesto domestico,  le proprie figlie ritratte nel “doloroso” momento dell’incresciosa malefatta.

Tra queste opere spicca poi un ritratto di donna: è Maria Poma (1875-1953), ritratta da Marco Calderini in un interno privato, seduta su una poltrona di legno rivestita di velluto rosso. Figlia di Giuseppe Poma, grande industriale del cotone che insediò la propria attività nell’area dell’antico Convento di San Domenico al Piazzo, Maria ebbe fin dalla giovinezza una vita agiata e non estranea all’arte: il padre, infatti, coltivò rapporti di amicizia con artisti e intellettuali, divenendone committente e acquirente delle loro opere. Amante dell’arte in ogni sua forma e della pittura in particolare, trovò in Enrico Guagno, suo marito dal 1900, quella perfetta complicità che portò alla creazione di una notevole raccolta d’arte. La coppia, che non ebbe figli, pur avendo fissato la propria dimora a Torino, era solita trascorrere lunghi periodi nella grande villa al Piazzo in cui custodivano gran parte della propria collezione e che, oggi, divenuta per volontà testamentaria dell’ingegner Guagno sede dell’Ordine delle Suore del Sacro Cuore di Gesù, conserva ancora un tesoro: una grande sala completamente decorata con gli “arazzi” commissionati a Rodolfo Morgari.

Già nel 1953, alla morte dell’amatissima Maria Poma, Enrico Guagno aveva voluto donare al Museo di Biella la loro preziosa collezione di vetri, ceramiche e armi e, in seguito, con la morte dell’ingegnere, avvenuta due anni dopo, numerosi furono i dipinti (una sessantina in tutto) che gli eredi donarono alla Città per perpetuare la memoria dei due coniugi.

In verità, il Ritratto di Maria Poma è frutto di una recente acquisizione, merito della generosità degli eredi di Marco Calderini che nel 2007  hanno voluto donare quest’opera alla Città di Biella, in grado di riportare alla memoria la figura di questa raffinata collezionista che, insieme a suo marito, ha ben incarnato l’essenza di quell’alta borghesia illuminata di primo Novecento.

Enrico Guagno nasce ad Ancona il 25 novembre 1870 da Antonio Guagno, Procuratore generale del Re, e Maria Benedetta de’ Giuli. Dopo pochi anni la famiglia si trasferisce a Verona e poi dagli anni 1881-1882 fino al 1890 risiede a Firenze ove Enrico frequenta l’ambiente intellettuale che orbita attorno al Caffè Michelangiolo. Scarse sono le notizie relative alla sua vita: è sempre stato un uomo schivo e riservato che ha condotto una vita lontana dalla mondanità che la sua posizione sociale gli ha offerto. Per quanto riguarda l’istruzione compie i suoi studi al Liceo Cicognini a Prato e, successivamente, nell’anno accademico 1890-1891, si iscrive alla facoltà di ingegneria dell’Università di Pisa dove frequenta il primo anno di corso; vive e studia per un periodo anche a Roma ed infine si laurea nel 1894 in ingegneria civile presso l’Università degli Studi di Torino, città che, da questo momento non abbandonerà più. A Torino conosce anche Maria Poma, la donna che sposa nel 1900 e con la quale passerà il resto dei suoi anni.

Nonostante la laurea in ingegneria, Enrico esercita la professione solo per alcuni anni prima del matrimonio: preferisce infatti dedicarsi ai viaggi, agli studi ed alle opere d’arte. La sua ricca biblioteca, che consta più di 1600 volumi (in parte donati alla Biblioteca Civica di Biella), permette di rintracciare le tematiche generali che si concretizzano nelle sue grandi passioni: l’agronomia e la floricoltura, la storia ligure e il mondo dell’arte. Proprio in virtù del suo interesse verso l’agronomia, collabora con l’Orto botanico della R. Università di Torino e si occupa personalmente dei propri possedimenti siti in provincia di Cuneo, nel comune di Revello.

L’amore per la storia ligure inizia a partire dagli anni Venti, nella fase di ricerca necessaria per compilare la genealogia della sua famiglia: scopre le origini liguri della sua casata e dal 1927 diventa socio effettivo vitalizio della Società Ligure di Storia Patria.

Ai primi del Novecento risale invece la passione per l’arte con il conseguente inizio della collezione: già la moglie, Maria Poma, porta in dote un primo nucleo di opere a cui, negli anni a seguire, si aggiungeranno gli altri pezzi della collezione. L’amicizia con Marco Calderini ad esempio, che fu più volte ospite presso la famiglia Guagno, è stato il tramite per fare entrare nella raccolta le opere di Antonio Fontanesi e i dipinti di Enrico Gamba: probabilmente lo stesso Calderini indirizzava Guagno verso acquisti vantaggiosi e garantiva l’autenticità delle opere. Nel 1951 viene nominato membro della Commissione Consultiva del Museo Civico di Biella, carica che, nonostante l’età avanzata, ricopre fino al 1954. Muore a Biella nel 1955 nella sua villa del Piazzo e viene sepolto ad Oropa.

Alla sua morte, in mancanza di eredi diretti, la maggior parte dei beni viene devoluta in beneficenza e il resto spartito tra i nipoti. Proprio questa parte della collezione viene donata alla Città di Biella nel 1956.

*Le informazioni sono state tratte da Roberta Gaito, La collezione di Enrico Guagno e la donazione di dipinti al Museo Civico di Biella, tesi di laurea, Università degli Studi di Torino, a.a 2001-2002

Frutto delle scelte collezionistiche di Enrico Guagno e della moglie, Maria Poma, la collezione presenta dipinti per lo più di paesaggi (in particolare quelli numerosissimi di Marco Calderini) o di scene di genere.
È stata donata alla città nel 1956.

Silvio Allason (Torino 1843-1912)
Plenilunio in alta montagna
1906
olio su cartone
cm 22,5 x 63,5

Il dipinto, datato 1906, è stato probabilmente esposto alla postuma del 1913, tenutasi alla Società Promotrice di Torino. Sono proprio le esposizioni della Società Promotrice, dove l’artista ha la sua prima affermazione nel 1873 con il quadro “In agguato” a consentire di ripercorrere la carriera artistica di Allason. I soggetti che maggiormente attraggono l’artista prendono spunto dal paesaggio della collina torinese, della riviera ligure e, soprattutto, da quello delle alte valli piemontesi e valdostane, spesso riprese nella luce aurorale o del crepuscolo. In quest’opera lo sguardo del pittore penetra attraverso una buia dorsale ed un cielo nubiloso, fin verso le lontane cime innevate che emergono luminose sotto la luce lunare.

 

Cristiano Banti (Santa Croce sull’Arno 1824 – Montemurlo 1904)
Conversazione
olio su tavola
1880 ca.
cm 8×16

 

Giuseppe De Nittis (Barletta 1846- San Germain-en-Laye, Paris 1884)
Paduletta
olio su cartone
1864 ca.
cm 15 x 10

 

Lorenzo Delleani (Pollone, Biella 1840-Torino 1908)
Lago del Mucrone / Riva del lago del Mucrone: nebbia
olio su tavola
1899
cm 45 x 32

 

Giovanni Fattori (Livorno 1825-Firenze 1908)
Uliveta
olio su tavola
1860
cm 10,5 x 17,5

 

Antonio Fontanesi (Reggio Emilia 1818-Torino 1882)
Pianta fra rocce
olio su cartoncino
1850 ca.
cm 36 x 28

Il dipinto appartenuto ad Enrico Guagno, giunge al Museo Civico nel 1956 per donazione del nipote Corrado Baldoni. Nella nota manoscritta relativa alle opere della sua collezione, Guagno annota “L’ho acquistato nello studio del prof. Marco Calderini – Torino”: la diretta provenienza dell’opera dal Calderini, grande conoscitore di Fontanesi, al quale era legato da rapporti di amicizia e di alunnato, è di per se stessa indice della qualità dell’opera.
Si tratta di uno studio di rocce eseguito dal vero, che pare riconducibile agli anni 1850-1854, e cioè alle campagne di studi che Fontanesi condusse nei dintorni di Ginevra dove si era da poco trasferito.

 

Silvestro Lega (Modigliana, Forlì 1826-Firenze 1895)
Lezione di musica
olio su cartone applicato su tavola
1864 ca.
cm 14 x 17

Questo piccolo studio, senza firma nè data, è assegnato a Silvestro Lega, con il titolo “Lezione di musica”, nel catalogo d’asta della Raccolta Laurent del 1930. L’olio riprende un tema caro agli artisti macchiaioli ed in particolare a Lega: la lezione di piano in un ambiente domestico borghese.

 

Alberto Pasini (Busseto, Parma 1826-Cavoretto, Torino 1899)
Veduta di Cannes
olio su tela,
1875
cm 27 x 35

 

Giovanni Battista Quadrone (Mondovì, Cuneo 1844-Torino1898)
Primi dolori
olio su tela
1898
cm 39 x 59,5

Abbandonata la pittura di storia, Quadrone diventa, a partire dagli anni Ottanta, “uno specialista in scene di caccia e di osteria ed un apprezzatissimo animalista che descrive il cane e con precisione da etologo. La sua osservazione del dettaglio, che si appella al realismo olandese attraverso l’esempio di Meissonier, è accompagnata da non comuni capacità di resa mimica che gli permettono di inscenare gustosi quadri gremiti di particolari tutti pertinenti” (Maggio Serra R., 1991).
Questo dipinto del 1898 è una delle ultime opere dell’artista, scomparso in quello stesso anno, che viene presentata all’Esposizione Nazionale di Torino del 1898 ed alla postuma del 1900.

 

Telemaco Signorini (Firenze 1835-1901)
Via tra gli ulivi
olio su cartone
1880 ca.
cm 11,5 x 13

 

Telemaco Signorini (Firenze 1835-1901)
Mercato Vecchio a Firenze – Antica Via del Fuoco
olio su cartone
1880
cm 20,5 x 12

Secondo le annotazioni scritte da Enrico Guagno sul libro “Duecento disegni di Signorini”, il dipinto risulta acquistato dal collezionista biellese presso il “fratello avvocato comm. Paolo [Signorini] nello studio di T. appena mancato”.
L’olio offre una veduta dell’Antica Via del Fuoco di Firenze con l’accurata descrizione in primo piano di una bottega di carbonaio, l’Antica Bottega Cerri, che si apriva sulla via al n.5. Il dipinto, inserito nel gruppo di opere dedicate al mercato vecchio di Firenze e realizzate tra il 1880 e il 1886, è sicuramente quello più noto dell’intero ciclo.

 

Marco Calderini (Torino, 1850–1941)
Ritratto di Maria Poma

In un interno privato, un’elegante figura femminile siede su una poltrona di legno rivestita di velluto rosso e guarda lo spettatore. Sobri gioielli, una candida veste di seta e organza ricamata e un’impeccabile acconciatura tradiscono il contesto sociale di questa donna che, con molta grazia, tiene nella mano destra un ventaglio richiuso. E’ il ritratto di Maria Poma (1875-1953), eseguito agli inizi del Novecento da Marco Calderini e che, oggi, è stato inserito nel percorso espositivo della sezione storico-artistica del Museo, accanto ad altri dipinti dello stesso pittore torinese, che a lungo si dedicò alla pittura di paesaggio. Altre opere di Telemaco Signorini, Giuseppe De Nittis, Giovanni Fattori e Antonio Fontanesi dialogano con il ritratto e svelano lentamente al visitatore il loro legame profondo con Maria Poma.
Figlia di Giuseppe Poma, grande industriale del cotone che insediò la propria attività nell’area dell’antico Convento di San Domenico al Piazzo, Maria ebbe fin dalla giovinezza una vita agiata e non estranea all’arte: il padre, infatti, coltivò rapporti di amicizia con artisti e intellettuali, divenendone committente e acquirente delle loro opere. Amante dell’arte in ogni sua forma e della pittura in particolare, trovò in Enrico Guagno, suo marito dal 1900, quella perfetta complicità che portò alla creazione di una notevole raccolta d’arte. La coppia, che non ebbe figli, pur avendo fissato la propria dimora a Torino, era solita trascorrere lunghi periodi nella grande villa al Piazzo in cui custodivano gran parte della propria collezione e che, oggi, divenuta per volontà testamentaria dell’ingegner Guagno sede dell’Ordine delle Suore del Sacro Cuore di Gesù, conserva ancora un tesoro: una grande sala completamente decorata con gli “arazzi” commissionati a Rodolfo Morgari.
Già nel 1953, alla morte dell’amatissima Maria Poma, Enrico Guagno aveva voluto donare al Museo di Biella la loro preziosa collezione di vetri, ceramiche e armi e, in seguito, con la morte dell’ingegnere, avvenuta due anni dopo, numerosi furono i dipinti (una sessantina in tutto) che gli eredi donarono alla Città per perpetuare la memoria dei due coniugi.
In verità, il Ritratto di Maria Poma è frutto di una recente acquisizione, merito della generosità degli eredi di Marco Calderini che nel 2007, hanno voluto donare quest’opera alla Città di Biella, in grado di riportare alla memoria la figura di questa raffinata collezionista che, insieme a suo marito, ha ben incarnato l’essenza di quell’alta borghesia illuminata di primo Novecento.

 

Marco Calderini (Torino, 1850–1941)
Nei boschetti di Traversella
1934
olio su cartone

Un silenzioso scorcio di natura dalle intense tonalità di verde, viene qui ritratto da Marco Calderini. Un boschetto rigoglioso, in cui i verdi intensi vengono illuminati dai raggi di sole che filtrano tra le fronte, ci riporta alle vallate della Valchiusella, nei dintorni di Torino. 
Se in un primo momento Marco Calderini indirizzò la sua formazione verso studi classici e linguistici, divenendo insegnate di francese, la frequentazione di alcuni suoi compagni dell’Accademia Albertina, lo convinse a fare altrettanto. Gli studi artistici, intrapresi per passatempo, lo appassionarono a tal punto da fargli frequentare l’Albertina dal 1867 al 1873, studiando con Enrico Gamba e con Andrea Gastaldi, seguendo poi i corsi di pittura del paesaggio, istituiti da Antonio Fontanesi. Con lui, iniziò a dipingere all’aperto nei dintorni di Torino, ottenendo i primi riconoscimenti e partecipando alle Esposizioni annuali della Società Promotrice di Belle Arti. Iniziò così una lunga carriera che lo portò a partecipare a numerosissime esposizioni di interesse nazionale e internazionale, spesso ottenendo importanti premi.
Tema centrale e costante della pittura di Calderini è il paesaggio nei suoi molteplici aspetti: i suoi quadri hanno tutti in comune il fatto di essere stati dipinti dal vero. Sebbene fosse lontano dallo spirito romantico del suo maestro, Antonio Fontanesi, non era tuttavia indenne da un sentimentalismo, che trovava equilibrio nella ricerca della resa del vero.
Continuò comunque a dedicarsi alla passione per le lettere, alternando all’attività artistica quella di scrittore. Fu, infatti, collaboratore di diversi giornali, come l’Illustrazione italiana, la Rassegna nazionale, la Gazzetta piemontese, la Gazzetta letteraria di Torino e la Gazette des Beaux Arts, e inoltre delle Serate italiane e di Science et Art. Curò diverse monografie di artisti, tra cui quelle di Fontanesi, Pasini e Quadrone, rivestendo così anche un importante ruolo di critico d’arte. Ed è in questa veste che ebbe un ruolo decisivo per la costituzione della collezione Guagno Poma, oggi di proprietà del Museo del Territorio Biellese, da cui proviene anche il suggestivo scorcio del Bosco di Traversella. Non solo Enrico Guagno e Maria Poma acquistarono numerose opere di Marco Calderini, ma chiesero la sua fondamentale consulenza per aggiornare il proprio gusto, realizzando così un’importante collezione che oggi annovera opere di Antonio Fontanesi, Telemaco Signorini, Giovanni Fattori e Alberto Pasini.