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L’allestimento delle collezioni storico-artistiche si sviluppa su un doppio livello espositivo, privilegiando, fino al XVII secolo, un ordinamento cronologico per poi presentare la pittura dell’Ottocento e del Novecento per nuclei collezionistici.

Ogni opera esposta esprime un forte legame con il territorio: dai leoni stilofori in pietra verde d’Oropa agli affreschi provenienti dalla Chiesa dei SS. Fabiano e Sebastiano di Ponderano, fino alle preziose pale d’altare cinquecentesche, realizzate dalle botteghe vercellesi di Bernardino Lanino, Gerolamo Giovenone e Boniforte Oldoni.

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Alcune opere palesano il legame fra l’antica destinazione del Complesso di San Sebastiano – luogo voluto da Sebastiano Ferrero per i Canonici Lateranensi – e il suo attuale utilizzo come sede museale: il prezioso pentittico di Defendente Ferrari, la Crocifissione di Bernardino Lanino e la copia della Vergine delle Rocce di Leonardo, attribuita a Bernardino De’ Conti, provengono dalla Chiesa di San Sebastiano e celano attraverso la loro storia collezionistica un legame con la famiglia Ferrero. Completano questa sezione le opere di Anselmo Tognetti detto Allasina e Mario Zuccaro e la galleria dei ritratti dei Benefattori dell’Ospizio di Carità, istituito in città nel corso del Settecento.

Seguono poi i dipinti di Lorenzo Delleani e di Giuseppe Bozzalla, insieme al sipario realizzato da Giuseppe Maffei per il Teatro Regina Margherita di Piedicavallo che illustra la partenza e l’arrivo dei migranti valligiani.

 

Lorenzo Delleani, con la sua pittura en plein air, ha immortalato le montagne biellesi riprendendole da molteplici scorci ancora oggi riconoscibili. Quindici sono le opere di proprietà del Museo, giunte grazie a diverse donazioni, che si sono susseguite negli anni, a cui si sono aggiunte recentemente il Ritratto della sorella Irene e il bozzetto per l’opera Soldati di ventura al bivacco -dipinta insieme al fratello Celestino e premiata all’Esposizione Universale di Vienna nel 1873 - donate dalla signora Erna Rosenbusch di Colonia.
Giuseppe Bozzalla, allievo prediletto di Lorenzo Delleani, dedica la vita intera alla pittura, seguendo gli insegnamenti del maestro pollonese ma discostandosene con una tecnica più raffinata, fatta di piccoli tocchi di pennello. La neve è protagonista di molte sue opere, ne è un esempio A Messa prima ma, in generale, è il paesaggio il soggetto più amato e replicato dall'artista. Testimone della breve ma intensa parabola che ha visto Bozzalla partecipe di una ricerca volta alla rappresentazione degli aspetti umili della società contemporanea, è l’opera intitolata Fra colori e vapori, dedicata alla lavorazione della lana, diffusa negli opifici biellesi a fine Ottocento.