#VelisveliAmo: scopriamo alcune opere attualmente non esposte

#VelisveliaAmo è un’iniziativa pensata per valorizzare quelle opere che al momento non sono esposte nel percorso di visita, ma sono conservate nei depositi.
In questa pagina, “sveleremo” al pubblico opere inedite accompagnate da un approfondimento che completa l’opera stessa.

1- Giovanni Carnovali, detto Il Piccio, “Loth e le figlie”, olio su tela, 1860 ca., Collezione E. Lucci
Il soggetto di “Loth e le figlie” ritorna in modo ricorrente tra i temi biblici trattati da Carnovali. L’artista ne ha dipinte varie versioni, tra cui le più conosciute sono entrambe già appartenute alla collezione Ludovico Cartotti, vale a dire questa tela e una datata 1872 oggi in collezione privata.
L’opera qui considerata è stata esposta in due mostre monografiche dedicate al Piccio nel 1952 e 1974, dove si è andata definendo un’ipotesi di datazione del quadro intorno al 1860. Nel catalogo della mostra del 1974 ne viene data una puntuale lettura critica che individua “uno schema in diagonale, ben idoneo a conferire una violenta dinamicità alla composizione: così si spiega la preferenza che Il Piccio accorda, nel suo momento più intensamente romantico, a questo schema, come anche alle tele di “Angelica e Medoro” e ai bozzetti della “Morte di Aminta”. Ancor più che in altre versioni note, il moto degli affetti è qui potenziato dalla resa pittorica, di rara intensità nella potenza modellante del tocco e nei forti contrasti di colore (prossimi alla “Morte di Virginia” del 1860) (Rossi – Lorenzelli, 1974, p. 105)

2- Filippo de Pisis, “Casetta di montagna (La fattoria), olio su tela, Collezione E. Lucci.
Tra il 1939, anno del definitivo ritorno in Italia dalla Francia, e il 1949, quando fu ricoverato nella casa di cura di Brugherio, quasi ogni estate de Pisis soggiornò più o meno lungamente a Cortina d’Ampezzo, base di partenza per escursioni nelle valli dolomitiche e fonte di ispirazione per una ricca produzione di paesaggi. A quei luoghi dovrebbe riferirsi anche questa veduta montana, caratteristica della maniera tarda dell’artista. I casolari che sono il fulcro centrale dell’immagine e le figurette di montanari e animali sono infatti resi con tocchi rapidi e nervosi, con brevi campiture cromatiche che coprono solo parzialmente il supporto.
(Da “La Collezione E. Lucci”)

3- Giorgio De Chirico, “Cavalli e uomo in riva al mare”, olio su tela, Collezione E. Lucci

Il tema dei cavalli è entrato a far parte del repertorio di De Chirico a partire dagli anni Venti, in parallelo alla riflessione teorica sul richiamo alla tradizione condotta sulle pagine della rivista “Valori plastici”, ed era apparso con maggiore frequenza nel decennio successivo, con riprese di modelli seicenteschi e romantici, di Rubens e di Delacroix. Nel secondo dopoguerra il soggetto venne abitualmente reso con una materia cromatica densa e filamentosa, che, mentre de Chirico costantemente si richiamava all’ideale della bella pittura, spesso tendeva ad appesantire le forme, caratterizzate da una definizione plastica accentuata.

Anche dal punto di vista iconografico sono messe in gioco citazioni e riferimenti molteplici, e in questo caso per il personaggio maschile può essere proposta l’identificazione con Ippolito, Ettore, Efebo o con uno dei Dioscuri.

(Da “La Collezione E. Lucci”)