#museichiusimuseiaperti: alla scoperta di opere e reperti del Museo

#museichiusimuseiaperti è un’iniziativa destinata agli appassionati attraverso focus dedicati alle sezioni presenti in Museo: opere d’arte e reperti esposti nelle collezioni Storico-Artistiche e Archeologiche saranno presentati agli utenti in maniera approfondita raccontandone storia, tecniche e curiosità.

  • Lorenzo #Delleani – Mucca al pascolo, olio su tavoletta, 1884, Collezione Lucci

L’interesse per la pittura di animali si manifesta in Delleani sul finire degli anni Settanta con dipinti come il “Torello” del 1878 ma si precisa solo anni dopo, con un gruppo di opere realizzate nel settembre del 1884 di cui la nostra tavoletta, datata 13.9.84, fa parte.

“Le zampe posate sull’estremo lembo d’un pendio subito dopo lambito da un mare di nebbia, la mucca al pascolo, che per prima Delleani dipinse come un ‘a solo’ sul finir di quell’estate, mette già bene in evidenza la ricerca dello scorcio in controluce” (A. Dragone, tratto da “La Collezione E. Lucci”). Ricerca approfondita anche in altre due opere del gruppo “La mucca nera” e “Mucca e vitello” (Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea), dipinte il 23 e 24 settembre – che, come la nostra, mostrano il grande fascino esercitato sull’artista dal contrasto fra toni scuri del manto degli animali e gli effetti luminosi del fondo. (Da “La Collezione E. Lucci)

  • Le collane d’ambra dalla Necropoli di Via Cavour, Biella
    (I secolo a.C. – III secolo d.C. )

Giunta in pianura Padana dalle lontane regioni abitate dai Germani del Mare del Nord, l’ambra era utilizzata per realizzare collane che, come indicato da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia”, indossavano le contadine.
Stando a quanto afferma lo storico, l’ambra aveva un importante potere terapeutico contro i malanni della gola provocati facilmente dall’acqua delle Alpi. I vaghi che andavano a creare le collane erano semplici elementi ovoidali, forati, in numero costantemente dispari.

  • Giuseppe Pellizza da Volpedo – “Raggio di sole”, olio su tela, 1889-’90 – Collezione Blotto Baldo

La piccola tela ritrae un interno di una camera da letto dal pavimento in legno e dalle pareti nude, in cui entra, divenendone protagonista un raggio di sole che illumina e sottolinea il candore del lenzuolo.

“Raggio di sole”, risale agli anni in cui Pellizza, anche se per limiti di età non poteva più essere iscritto regolarmente ai corsi accademici, frequentava l’Accademia Carrara di Bergamo ed era stato ammesso come “allievo particolare del prof. Tallone” (Scotti, 1986, 10). Di lì a breve, dopo un soggiorno a Parigi in occasione dell’Esposizione Universale, sentirà la necessità di studiare e lavorare dal vero, prestando particolare attenzione agli effetti di luce e avvicinandosi sempre più alla ricerca divisionista che avrebbe poi condiviso, negli anni a venire, con gli amici Plinio Nomellini e Angelo Morbelli.

L’ingresso dell’opera tra le collezioni del Museo Civico avvenne nel 1952, in occasione del riallestimento postbellico delle sale espositive.
(Alessandra Montanera, da “Bruno Blotto Baldo e la Collezione del Museo del Territorio Biellese”)

  • Quando a Biella c’era il mare – Sezione Paleontologica

Gli affioramenti biellesi risalgono al Pliocene. Fino 2,5 milioni di anni fa, l’area in cui si trova il Biellese era dominata da alti promontori, tra cui si insinuavano bracci di mare poco profondo. Le onde si infrangevano sulle coste rocciose e le acque dei fiumi si mescolavano con le acque del mare.

Dove ora si trova Cossato, ad esempio, alte pareti incorniciavano una #spiaggia di sabbia fine. Il paesaggio sottomarino era simile a quello dell’attuale Mediterraneo: nei primi 20-40 m di profondità, ampie praterie di Posidonia crescevano con le radici nel fondale sabbioso offrendo cibo e rifugio a molteplici forme di vita.
(dal volume “Dalle origini al Medioevo. La sezione Paleontologica e Archeologica del Museo del Territorio Biellese).